Anche quest’anno la casa ha vissuto il ritiro d’Avvento, un tempo sospeso in cui fermarsi e prepararsi insieme al Natale. Sabato 7 dicembre, abbiamo messo lo zaino in spalla e siamo partiti da Venezia con direzione Trieste in cui ci hanno accolto i Frati Cappuccini e i ragazzi della Casa Studentesca San Francesco.
All’arrivo, qualche minuto di sistemazione, una partitina a biliardino, due palleggi a pallavolo e poi subito pranzo in refettorio. Fin da subito abbiamo respirato un’aria di accoglienza e di cura con il pranzo preparato dai ragazzi della casa studentesca. A seguire, ci siamo immersi in un pomeriggio che si faceva sempre più intenso. Il gruppo Spiritualità insieme a Fra Riccardo e Fra Marco, ci hanno accompagnato nell’ascolto e nella riflessione del brano del Vangelo che racconta l’episodio delle nozze di Cana:
“Non hanno vino”
Una voce coraggiosa che, nel bel mezzo di un banchetto di nozze, consegna al Signore una mancanza. Il vino, simbolo della festa, viene a mancare.
Quante volte anche noi finiamo le nostre scorte di vino e non riusciamo più a gustare la bontà della festa della vita?
Ci sono stati donati tanti spunti di riflessione che pian piano hanno trovato terreno fertile nel tempo di deserto, nel tempo di silenzio che ognuno di noi ha vissuto con cuore aperto.
Le condivisioni, poi, sono state uno dei momenti più preziosi del ritiro. In piccoli gruppi, abbiamo intrecciato storie, emozioni, paure e speranze. Ci siamo raccontati, rispecchiandoci gli uni negli altri, unendo le nostre strade in un incontro che ha dato forza e profondità al nostro cammino.
Prima della cena, abbiamo approfittato della magia di Trieste, camminando tra le luci di Natale e la bellezza che ogni città esprime a suo modo. In questo giro Eugenia e Chiara (della casa studentesca di San Francesco) ci hanno mostrato angoli di vita triestina. Poi siamo tornati al convento, e la cena è diventata un’altra occasione di condivisione e di gioia.
La serata si è conclusa con il momento di adorazione che ci ha interrogato su qual è il nostro grido al Signore, quali sono le risposte che vediamo nella nostra vita e per cosa sperimentiamo gratitudine. Domande diventate preghiera.
Domenica 8, ci siamo svegliati presto per pregare insieme le lodi, fare colazione e partecipare alla Messa, insieme a molti dei ragazzi della casa ospitante. È stato un momento di unione e di fraternità. Poi, il pranzo domenicale, in cui abbiamo avuto modo di condividere la storia del nostro vissuto quotidiano e intrecciarci a chi, a Trieste, sta facendo lo stesso. È stato un pranzo di incontro vero e aperto all’ascolto e alla testimonianza reciproca.
Dopo il pranzo conviviale, abbiamo messo ordine e, tra qualche sorso di bevanda e un soffio di bora siamo ripartiti con un cuore rinnovato.
In questi giorni ci è stata data una speranza nuova: un promemoria di essere stati salvati da un Dio che ha dato la vita per noi è che si fa vino buono di ogni nostro giorno.
Buon Natale che significa buon ricordo che siete salvati anche voi!